Frumento Saragolla Turchesco

Descrizione:
Saragolla è una varietà di grano duro con un elevato potenziale produttivo. Fu introdotta in Abruzzo dalle popolazioni proto bulgare di Altzec, che provenivano dall’Egitto nel 400 a.C. Saragolla è  composta da SARGA = giallo e GOLYO = seme e significa letteralmente “giallo chicco”. Un grano molto speciale, duro e vitreo come l’ambra, che produceva farine color giallo intenso. fra le varietà conosciute, la Zingaresca, la Bulgara, la Bulgara di Capo Palinuro, la Saragolletta del Sannio, quella che destava maggior interesse era la Saragolla Turchesca per le sue doti di resistenza ai parassiti, refrattaria all’allettamento, alla stretta della ruggine. Nel 1801 l’abate Bernardo Quartapelle nel suo trattato “I Principi Della Vegetazione Ovvero Come Coltivar La Terra Per Trarre Da Essa Il Maggior Possibile Frutto” riporta che nell’Agro Pretuziano (antica denominazione della Provincia di Teramo) “… I nostri agricoltori distinguono diverse specie di grani, chiamandone altri duri altri bianchi. Fra i primi occupa il principal luogo la Saragolla, i cui acini sono lunghetti sodi, e di color biondo … Le migliori saragolle del nostro Regno … ottime per fare paste, si seminano in Novembre e Dicembre. E’ un grano lungo, gialliccio, e di gran durata…”. Alla fine del ‘700 comincia per la Saragolla un periodo di oblio: le conquiste coloniali e l’incremento demografico favoriscono le importazioni di pregiati grani duri dal Nord Africa e dal Medio Oriente, relegando la coltivazione della Saragolla nelle piccole proprietà contadine dell’Abruzzo collinare dove sopravvive grazie alla “selezione massale” (i chicchi migliori erano conservati per la semina dell’anno successivo). (tratto da Acquadolce) Il saragolla è un cereale “antenato” dei moderni grani duri. Fu introdotta in Italia nel 400 d.C; è un grano (Triticum turgidum subsp. bulgaricum) un pregenitore del grano duro moderno, in origine coltivato nella fascia compresa tra l’Anatolia e l’Altopiano iranico e tra l’Egitto e la Mesopotamia e per questo conosciuto anche come Grano degli Egizi. Presenta un fusto molto alto, anche più di 170/180 cm; ha la cariosside nuda e allungata più di quella di qualunque altro frumento. Dunque un grano molto speciale, duro e ambrato, che produceva farine color giallo intenso cominciò a diffondersi nelle regioni appenniniche centro-orientali d’Italia. Dal medioevo in avanti numerosi documenti storici lodano le qualità dei grani chiamati “Saragolla”; le varietà conosciute erano diverse: la Zingaresca, la Bulgara, la Saragolletta del Sannio e quella che destava maggior interesse ovvero la Saragolla Turchesco, nota perché resistente ai parassiti, all’allettamento e alla stretta della ruggine. Nel 1801 l’Abate Bernardo Quartapelle, nel suo trattato “I Principi Della Vegetazione Ovvero Come Coltivar La Terra Per Trarre Da Essa Il Maggior Possibile Frutto”, riporta che nell’agro Pretuziano (antica denominazione della provincia di Teramo) gli agricoltori distinguono diversi specie di grani, chiamandone alcuni duri e altri bianchi, e fra i primi il più importante è la saragolla. L’abbandono della coltura di questo grano, dalle particolari caratteristiche, comincia alla fine del ‘700 quando le conquiste coloniali e l’incremento demografico richiedono l’utilizzo di grani duri molto produttivi dal Nord Africa e dal Medio Oriente
 
Pedigree:
 
Anno Origine:
 
Album Fotografico             Cartografia

.
 
 

Powered by Nukedit - Web Content Management